significato colori

Il mondo dentro e fuori: il significato dei colori

Dire blu, rosso e giallo è riduttivo.

Nell’era del pantone, dove esiste un codice preciso per definire ogni minima sfumatura di una stessa tinta, i colori sono un mezzo per esprimersi, raccontare, persino farci innamorare.

Kassia St Clair, nel suo “Atlante sentimentale dei colori” è molto chiara: generalizzare è un grosso errore. Altrimenti si rischiano figure barbine, come quella dell’Associated Press che, in occasione di una cena di stato alla Casa Bianca, parlò di un abito color carne indossato da Michelle Obama, facendo due errori in colpo solo. Il primo: Il concetto di color carne implicava che la stampa avesse in mente un incarnato caucasico come metro di riferimento. Il secondo: quell’abito era color crema.

Allora, tornando all’apertura, è il caso di essere un po’ più precisi: non blu, ma cobalto, blu elettrico e di Prussia. Non rosso, ma cremisi, porpora o magari un borgogna, che già comincia a sconfinare nelle vibrazioni del viola.

Nel mio ultimo blog vi ho parlato dell’arte di dipingere in bianco e nero. Stavolta vorrei muovermi in direzione opposta – o forse sarebbe più corretto dire complementare? – e parlarvi di colori.

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​L’uso del colore nella società moderna

Come professionista del settore moda, lavorare sui giusti abbinamenti è parte della mia quotidianità, e non sarei mai riuscita bene nel mio lavoro se non fossi stata affascinata sin da bambina da quelle meravigliose onde cromatiche e il loro effetto sul nostro mondo.

Chi lavora in ambito di design, grafica e media lo sa bene: i colori parlano e sono in grado di veicolare idee e contenuti. Registrare un marchio e il suo logo è un momento campale per la vita di un brand: associare la propria azienda a un colore è una scelta ragionata che non può essere presa in maniera impulsiva. Il nero è sofisticato, il bianco è pulito, il blu è affidabile, il giallo è creativo: ogni tinta è legata a un’idea, ed è il caso di conoscerle bene.

significato dei colori
Moodboard grafica dei colori.

Vale lo stesso nel mondo della cosmetica. L’ombretto giusto può valorizzare una determinata caratteristica, come ad esempio il colore dell’iride, mentre un sapiente abbinamento di fondotinta e rossetto può distogliere l’attenzione da qualcosa che non vogliamo far risaltare. Oppure, se non utilizzato bene, spegnersi completamente sul nostro volto e trasformarlo in un’insipida tela ovale dove nulla viene messo in risalto e ogni lineamento diventa anonimo.

Persino per i nutrizionisti i colori sono importanti! È ormai conoscenza comune che frutta e verdura arancioni siano ricche di vitamina C, quelle verdi di magnesio e acido folico, le bianche di polifenoli e potassio, e così via.

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​Il colore è specchio della cultura di appartenenza

Il modo in cui i toni neutri si schermano l’un l’altro facendo risaltare ogni cosa intorno, la gentilezza delle tinte pastello, la voce di quelle più intense, la magia di quando una sfumatura precisa risuona con i pensieri che abbiamo dentro e ci aiuta a esprimerli… credo che la razza umana non possa fare a meno di legarsi a colori e sfumature che, in un modo o nell’altro, sono portatori di significati precisi, a seconda del contesto in cui li si esprime.

La nostra cultura, ad esempio, associa al nero l’idea di lutto e al bianco l’idea di purezza. In molte culture asiatiche, invece, è il bianco a essere associato alla morte, mentre gli antichi egizi e alcune culture africane contemporanee scelgono paramenti e tinte rosse per i riti legati ai defunti.

Del resto ne parla anche Riccardo Falcinelli nel suo “Cromorama”: il colore ha cambiato il nostro sguardo. Guardando indietro, confrontando le produzioni artistiche del passato e del presente, è facile rendersi conto di come la percezione umana del colore sia cambiata nel corso dei secoli. Sfogliando le opere di Omero, ad esempio, potremmo restare perplessi nel leggere di un mare color del vino. Possibile che la nostra percezione del mondo fosse diversa? Molti credono di sì, e trovo che sia davvero interessante esplorare il modo in cui il nostro mondo è stato ridipinto – letteralmente… o quasi! – man mano che la nostra capacità di cogliere e raccontare le diverse sfumature si affinava.

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​La nostra percezione del colore è cambiata anche grazie alla tecnologia

La scelta di associare determinati colori a concetti precisi dipende anche dalle tecnologie. Avete notato come l’azzurro sia il colore delle figure divine nell’arte classica? Il mantello di Maria, così come le vesti e i paramenti delle figure nobiliari e di autorità, sono spesso blu. No, l’affiliazione con il cielo non c’entra: semplicemente i pigmenti di quel colore erano molto costosi e difficili da ottenere, di conseguenza era sconveniente “sprecarli” per figure di scarsa importanza.

Oppure, rubando un altro aneddoto alla St Clair, potremmo parlare del porpora e della toga di Giulio Cesare, un patto segreto tra il grande conquistatore e Cleopatra: Cesare scelse di vestirsi di rosso di Tiro perché era il colore preferito della sua amante.

Passando a un’epoca più recente, con tinte e pigmenti più facili da reperire, il colore è riuscito a rivoluzionare anche il concetto di guerra. Non ci credete? L’introduzione del kaki ha permesso di applicare il concetto di mimetismo alle divise militari, un vantaggio che in natura esiste da millenni ma che noi abbiamo potuto “copiare” solo da un secolo a questa parte.

Era inevitabile che la teoria del colore si legasse anche alle arti più giovani, come il cinema, dove la fotografia ha un ruolo fondamentale e si sposa alla scrittura come complemento imprescindibile per raccontare una storia. Registi come Kubrick hanno fatto dell’uso del colore la propria impronta, creando uno stile riconoscibile anche da chi guarda una pellicola per la prima volta.

​A ciascuno il suo abbinamento

In conclusione, in un mondo in cui il colore ha la capacità di raccontare, sedurre, valorizzare e distinguere, fermarsi a riflettere sull’impatto che le sfumature hanno sul nostro io è un passatempo che consiglio a chiunque. L’effetto calmante del blu, lo stimolo creativo del viola, l’energia dell’arancione, questo mondo è una continua scoperta.

Per me è davvero una gioia vivere nell’epoca dei sedici milioni di colori, poter essere liberi di esprimersi attraverso qualsiasi tinta e scoprire sempre più combinazioni e significati. Un viaggio che consiglierei a chiunque.

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