pittura sumi-e

Pittura Sumi-e, l’arte di dipingere l’universo attraverso il bianco e nero

“Il disegno ed il colore non sono affatto distinti. Man mano che si dipinge, si disegna. Più il colore diventa armonioso, più il disegno si fa preciso.”

Questa affermazione di Paul Cézanne sembra paradossalmente cogliere in pieno la filosofia dietro l’arte della pittura Sumi-e, una delle tecniche più antiche di acquerello. Dico paradossalmente, perché Cézanne apparteneva a tutt’altra corrente e, soprattutto, perché nella pittura Sumi-e non si fa utilizzo del colore, ma si impiega esclusivamente l’inchiostro nero in tutte le sue sfumature. Eppure, ed ecco il motivo per cui ho utilizzato proprio questa citazione in apertura, l’effetto che si ottiene è talmente vivo da farci dimenticare per un attimo che i soggetti dei dipinti sono in bianco e nero.

Cos’è il Sumi-e, la pittura orientale a inchiostro nero

Paesaggio dipinto con inchiostro nero attraverso la tecnica della pittura Sumi-e.

Non è la prima volta che vi parlo di arte orientale, ma c’è così tanto di cui innamorarsi nel lascito culturale dell’Asia che scommetto che riuscirò a catturare il vostro interesse anche stavolta.

Partiamo dal nome: “sumi” sta per “inchiostro nero”, mentre “e” sta per “pittura”. Si tratta di una tecnica tradizionale originaria della Cina, dove era praticata quasi millecinquecento anni fa, poi diffusasi in Giappone nel XIV secolo grazie all’opera dei monaci zen, che la praticano tuttora. Sono infatti loro, attualmente, gli unici maestri ancora oggi in grado di insegnare quest’arte a chi decide di dedicarvisi.

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I concetti base: armonia ed essenziale

L’arte di dipingere in Cina era legata all’idea di universo, e da molti filosofi era considerata il mezzo attraverso quale la mente umana avrebbe potuto comprenderlo. È una forma artistica legata intimamente al concetto di armonia e di essenza, e in effetti osservarne un dipinto è come guardare un gioco di equilibrio tra pieno e vuoto, tra leggerezza e gravità, quasi come se il soggetto rappresentato prendesse vita e respirasse.

Il Sumi-e non è semplice acquerello monocromatico. Dietro ogni tratto di pennello c’è un lungo percorso fatto di pratica, allenamento e meditazione. Si tratta di una pittura essenziale nel senso più letterale del termine: aggiunte e fronzoli non arricchiscono l’opera, ma ne offuscano il senso profondo. Per fare un esempio più diretto, potremmo pensare a una pietanza delicata nella quale l’armonia dei sapori risentirebbe dell’utilizzo di spezie e condimenti, perché questi coprirebbero gli aromi originali togliendo al piatto la sua autenticità.

Nella filosofia zen, infatti, la sintesi è fondamentale. Solo spogliandola di tutto ciò che è superfluo, la natura di un oggetto si mostrerà esattamente per ciò che è. E questo rende la pittura Sumi-e qualcosa di straordinariamente vivo, proprio perché è in grado di catturare il nocciolo profondo di quello che viene creato.

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Una ricerca che può completarsi solo in una mente serena

Bamboo realizzato attraverso la pittura Sumi-e.

Attenzione, ho detto creato e non rappresentato per un motivo preciso: i soggetti dipinti non vengono realizzati a partire dall’osservazione esterna. Prima di cominciare a dipingere, ci si concentra su un pensiero, sull’idea di ciò che si vuole mettere su carta. Esattamente come nella meditazione, la mente viene liberata da ogni interferenza finché non resta spazio soltanto per l’idea di ciò che si vuole realizzare. Nel dipingere un albero, ad esempio, il pensiero del pittore andrà alla ricerca della consistenza del tronco e delle fibre che lo percorrono, del disegno dei rami e del modo in cui essi ondeggiano al vento o si piegano alla pioggia. Soltanto dopo si passerà al tratto, quando la visione avrà finalmente preso vita nella mente di chi intende realizzarla.

In questo modo il dipinto sarà espressione di un’idea, una creazione intimamente legata all’artista che la ha realizzata e proprio per questo estremamente reale. La mano che guida il pennello sulla carta si muove senza badare alla tecnica né andare alla ricerca del capolavoro: essa vuole soltanto esprimersi.

Dall’idea al disegno: non si torna indietro

I soggetti dipinti, che sono generalmente paesaggi, vengono realizzati senza alcun disegno preparatorio. In un certo senso, il tratto del pennello è già di per sé l’opera rappresentata. Come dicevo poco fa, non esistono aggiunte: ciò vuol dire che il pennello non ripasserà mai sopra un tratto già realizzato. A questo punto è facile comprendere come si possa arrivare a padroneggiare questa tecnica solo dopo molti anni di esercizio e allenamento. È un’arte in cui esiste soltanto il buona la prima, e alla quale si arriva con dedizione e ascolto. Ma, per chi ha costanza necessaria di dedicarvisi, i risultati ottenuti sono un toccasana per lo spirito.

Potrei parlare per ore di quello che questi dipinti sono in grado di risvegliarmi dentro, ma ho un’idea migliore: raccontatemi cosa queste immagini suggeriscono a voi! Scrivetemi e, non appena sarà possibile, passate in boutique per un po’ di tempo di qualità da trascorrere insieme. Io non vedo l’ora, e voi?

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