L’arte di Camille Mutel: la potenza dell’essenziale

Ci sono due vie percorribili quando si fa arte. La prima è elaborazione, cesellatura e dettaglio. Minuziosità di particolari e ricerca dell’artificio vengono utilizzati per vestire le emozioni e trasmetterle attraverso la meraviglia, la tecnica sopraffina che sorprende perché si fatica a credere che tanti virtuosismi possano arrivare da una creatura umana. La seconda segue la direzione opposta: le emozioni vengono spogliate, rifinite, esposte nude e crude allo spettatore. Una ricerca che si volge alla semplicità, ma che – attenzione – non si confonde con banalità o grettezza. Piuttosto riscopre l’essenziale. E cosa c’è di più coinvolgente di un’emozione assoluta che ci viene gettata addosso nella sua più devastante autenticità?

È in questa direzione che si volge la ricerca creativa di Camille Mutel, artista poliedrica e visionaria, un po’ danzatrice, un po’ attrice, un po’ performer. Perché quando più ci si addentra nella scoperta dell’essenziale, più i ruoli si fanno indefiniti e le restrizioni tra campi assumono ben poca importanza.

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L’essenzialità è il mezzo per comunicare le emozioni allo stato puro

È così che, quando questa minuta creatura, sale sul palco, ogni cosa si trasforma e trova modi insoliti di esprimersi. Il canto diventa ricerca del suono, gutturalità e disfonia, il movimento diventa contatto, nudità e passione. Sono sempre pochi i colori in scena, così come gli elementi. Come già per altre performer di fama internazionale, è il corpo a parlare, ma non la persona. È la storia a raccontare, ma non la trama. Ogni spettacolo scavalca i confini di quello che definiremmo canonicamente opera teatrale per diventare esposizione di concetti allo stato puro: nulla è spiegato ma tutto è sottinteso.  

Le sue performance, infatti, sono quanto di più essenziale si potrebbe immaginare, e forse proprio per questo così impattanti su chi osserva. Spesso vietati ai minori, gli spettacoli della Mutel si offrono come uno spaccato sull’animo umano. L’artista non ha paura di mostrarsi nuda e lasciarsi sporcare con sostanze di varia natura per poi ripulirsi, sempre in scena. C’è nei suoi gesti una continua ricerca di quella vicinanza, quell’umanità che dovrebbe essere intrinseca nella nostra natura e che paradossalmente a volte ci è così estranea. Non a caso uno degli spettacoli più controversi, “Go go, said the bird”, ha come sottotitolo le parole “l’umanità non è in grado di sopportare troppa verità”.

L’essenziale sconvolge perché, quando si è totalmente nudi ed esposti alla realtà, è impossibile mentire. L’autenticità è disarmante, questo gli artisti, e Camille Mutel in particolare, lo sanno bene.

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