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“Un mondo di poeti atei”: perché dovremmo riscoprire Valentino Zeichen, cantore contemporaneo e fuori dagli schemi

valentino zeichen baracca
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Gli amori perduti evocano
gli ombrelli dimenticati,
ma dove? Sarebbe struggente
ricordarsene sotto queste
piogge incessanti.

Un ricordo lontano riaffiora in un momento di dolore: è il fantasma di un amore che ci siamo lasciati sfuggire e che adesso avrebbe potuto consolarci. Il rimorso ha il sapore di un’amara consapevolezza ed è per questo che guardare indietro ci ferisce mortalmente. Forse avremmo potuto salvarci, ma è troppo tardi: ormai le nostre scelte ci condannano.

Un componimento, questo, che mi ha sempre colpito particolarmente, perché in grado di catturare al meglio la speciale originalità dell’indimenticato Valentino Zeichen. Un poeta dell’intelligenza perché capace, ed è qualità rara, di riportare su carta eloquenti flash visivi, veri e propri scorci d’inchiostro sulla vita e sulle vicende del reale.

Ma ammetto che questa presentazione ancora non basterebbe a rendere l’idea: c’è molto di più. In lui, autore e personaggio si mescolano in un’unica entità, racchiusa nel suo pseudonimo. Nessuno, nel corso della sua vita, ha mai scoperto il suo vero nome, come a dire che non c’è distanza tra l’uomo e il poeta perché, di fatto, entrambe le dimensioni si mescolano nel vortice dell’esistenza e separarle non avrebbe senso né logica.

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Valentino Zeichen, un outsider rincorso dal tempo

Zeichen è un poeta rincorso dal tempo, angosciato dal ticchettio inesorabile degli orologi. Una condizione universale: chi può dire di non aver mai avuto pensieri simili almeno una volta nel corso della propria esistenza? Chi è immune alla tragica sensazione del tempo che ci scappa di mano? Quel tempus fugit dal sapore antico è un’aura oscura che avvolge l’intera opera di Valentino. È un tempo nemico, che distrugge tutto:

Nel frattempo si annida la polvere

sul nodo scorsoio della cravatta.

Un’agghiacciante consapevolezza, perché paralizzante. Anche i versi, allo stesso modo, non hanno pietà: se volessimo affermare qualcosa di sicuramente vero su Zeichen, potremmo dire che scriveva come viveva. L’unicità e la riconoscibilità della sua scrittura non sono altro che lo specchio di un’esistenza vissuta fuori dagli schemi: prima da sfollato del dopoguerra, poi come inquilino in una stalla a Villa Borghese dove il padre, ex legionario dannunziano, faceva il giardiniere.

Ed è soltanto così, riattraversando la sua vita, che possiamo comprendere quell’orgoglio tipico degli outsider che non lo abbandonerà mai. Anche da adulto, Zeichen non cambierà il suo punto di vista. Deciderà di andare ad abitare nella nota “casa-baracca” del Borghetto Flaminio, vicino Piazza del Popolo, rifiutandosi di lavorare e sferrando taglienti attacchi alla società dei consumi, della musica e dei detersivi. Questo modus vivendi, di fatto, è un prezioso elemento di distinzione della sua poetica, ma è anche motivo della solitudine sociale che lo accompagnerà per tutta la vita.

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L’anticonformismo di Zeichen e la critica ai colleghi: “Poeti atei che volano preferibilmente in aereo”

Zeichen non ha mai nascosto il profondo rifiuto per le convenzioni sociali e per la finta diplomazia dei buoni sentimenti. Non si è mai interessato alla mondanità dei salotti, alla superficialità che avvolge alcuni rapporti umani intessuti solo per convenienza. Ed è anche per questo che ritengo la sua voce più attendibile di molte altre: è pura, disinteressata, schietta. Come Baudelaire puntava il dito contro i cambiamenti sociali che avevano sottratto ai poeti la loro sacralità, anche in Zeichen vive una consapevolezza molto simile.

Il suo disprezzo, però, è rivolto ai colleghi, non al momento storico: sono loro i veri responsabili del decadimento della poesia. Il pretenzioso mondo dei poeti suoi contemporanei non faceva per lui e lo sapeva bene. Quando sentiva su di sé il peso del mancato riconoscimento, e in cambio vedeva ricoprire di fregi e onori proprio chi considerava immeritevole, veniva pervaso da un’enorme frustrazione. Così cominciava a denigrare i premi letterari, che avevano il solo scopo di attirare editori celebri, nella convinzione che il denaro umiliasse la poesia e le sottraesse senso fino ad ucciderla:

Nonostante fossi più celebre

di tutti costoro messi insieme,

gli abitanti villani,

i ricchi addossati alla collina,

tanto hanno tramato che

m’hanno sfrattato dalla baracca

demolendola, là in basso.

È una critica pungente verso una poesia ormai incapace di volare in alto a causa dei suoi ministri supponenti, superbi e in molti casi corrotti. E questo sarà un altro punto nevralgico dell’esistenza di Zeichen e della sua poetica:

Si dice che la poesia

manchi di vero slancio,

che non sappia più volare

poiché non più sorretta

dai grandi angeli alati.

Che farci? È un mondo

di poeti atei che volano

preferibilmente in aereo.

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La ragione domina il verso: quando la poesia diventa antilirica

La poesia di Zeichen è sincera, diretta. Ha escluso il vezzo, le formalità e le ipocrisie esteriori dalla sua vita, e i suoi versi sono specchio di tutto ciò. Il merito di Valentino è nascosto proprio in questo antilirismo, perché è lì che ha radici il suo miracolo letterario.

Niente giochi fonici, di rime e simili: qui siamo davanti a una poetica che definire peculiare è quasi d’obbligo. Che parli d’amore, di morte o di guerra, l’impressione è quella di avere di fronte un testo sempre in grado di cogliere aspetti della realtà che sfuggono ai più.

Personalmente, leggere Zeichen mi ha sempre insegnato qualcosa. È innegabile la sua speciale contemporaneità: è la ragione che domina il verso, la verità che ha la meglio sulla forma, l’inutile forma. È una poesia di concetto, dove la parola è nient’altro che un mero strumento per esprimere il suo argomento. Perfino il sentimento è messo a distanza dall’intelletto ed è oggetto di considerazioni logiche e ciniche:

Come la spia rossa che

si accende sul cruscotto

e segnala al conducente

che la benzina è alla fine,

così, anche il sentimento

che nutrivo per te

è ormai in riserva.

Di fatto, la poetica di Valentino Zeichen oscilla tra letteratura e realtà, cercando e trovando un miracoloso compromesso. Un irripetibile caso letterario, oserei dire. Nei suoi versi si scorge un’intelligenza amara e un forte bisogno di ironia verso l’arte della poesia, ormai arida, ma comunque in grado di donare qualcosa. E questo Zeichen lo sa.

Sospesa tra le brutture del mondo e il verso aulico, la sua arte è croce e delizia di un’esistenza sulla soglia, “tra duplici tendenze, perennemente borderline”, per usare le sue parole. Ed ecco perché Valentino Zeichen merita, più di altri, di essere riscoperto.

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