un brindisi a base di gin

Un brindisi a base di gin! Quanto conosci di questa bevanda?

A cosa brinderemo questo Capodanno poco importa: che sia il lasciarsi alle spalle un periodo troppo duro o l’inizio di nuove strade, l’importante è che a pizzicarci la lingua sia un sapore che amiamo. Prosecco, vino o liquore… io ho solo una risposta in mente: gin! Intenso e aromatico come il profumo del ginepro da cui prende il nome, è una bevanda perfetta per un momento da ricordare.

Una storia di azzurro intenso e profumi mediterranei

Quanto azzurro d’amori e di ricordi,

Gin, infido liquor, veggo ondeggiare

Nel breve cerchio onde il mio gusto mordi:

O dolci selve di ginepri, rare,

A cui fischian nel grigio ottobre i tordi

Lungo il patrio, selvaggio, urlante mare!

(Giosuè Carducci, “Gin e ginepri”)

Non so a voi, ma a me, esattamente come al Carducci, il sentore di bacche, coriandolo e agrumi ricorda i nostri litorali assolati in estate, mi parla di colori intensi, di brezze cariche di salsedine e voglia di esplorare luoghi lontani. Ma, a dirla tutta, il gin è una bevanda poliedrica. Anche in letteratura la troviamo associata sia ad atmosfere esotiche, sia alla vita di tutti giorni. Dalle lotte di classe agli ambienti ricercati, ovunque trova spazio e sostenitori, del resto, con il suo aroma deciso e fresco, è difficile non restarne affascinati.

Dall’Italia al resto del mondo

Non a caso ho parlato poco fa dei nostri litorali: quando si tratta di gin, giochiamo in casa! Sebbene nell’immaginario collettivo sia associato soprattutto a paesi come il Regno Unito, dove nei secoli scorsi era fornito gratuitamente agli operai come parte del loro salario, non tutti sanno che la sua origine è italiana.

I primi protogin furono realizzati da una delle istituzioni storiche più prestigiose del nostro paese: la Scuola Medica Salernitana. I monaci della Scuola ne distillarono per primi le erbe e i componenti. Conoscendo le proprietà antisettiche delle bacche di ginepro, essi cercarono di creare un medicinale facilmente trasportabile e conservabile grazie all’alcol. Insomma, una sorta di panacea sempre pronta all’uso! Dall’Italia è poi sbarcato in Olanda e infine nel Regno Unito, dove è diventato la bevanda che conosciamo oggi: un fermentato di cereali e patate con una miscela di botaniche che donano un profumo inconfondibile.

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Assoluto o miscelato, qual è il tuo gin?

Negli ultimi anni il gin sta vivendo un vero e proprio rinascimento: la bevanda è stata di recente riscoperta ed è un vero e proprio cult per gli amanti dei superalcolici, ma non solo.

Se per alcuni gli aromi delle botaniche – ginepro, coriandolo e angelica su tutti – sono troppo forti, è facile miscelarlo per ottenere alcuni tra i cocktail più bevuti. Il classicissimo Martini, ad esempio, non sarebbe mai nato senza il connubio di gin e vermut secco. Ma anche le combinazioni per palati resistenti, come Negroni e Angelo azzurro, ne richiedono la presenza. E naturalmente ci sono tutte le combinazioni che lo vedono protagonista: gin fizz, gin lemon e l’irrinunciabile gin tonic.

Una versione poco conosciuta: il Roku Gin

La classica bottigllia di Roku Gin, con i suoi sei lati.

Devo svelare un segreto, ho un vero e proprio debole per la versione giapponese di questa bevanda. È sorprendente come ogni cosa, quando incontra il Giappone, diventi una trasposizione più poetica e più armonica di se stessa. Il Roku Gin è prodotto dalla distilleria Suntory ed è considerato uno tra i gin più leggiadri ed eleganti in commercio. Il suo gusto è molto diverso dalla robustezza dei gin inglesi, è deciso ma piacevole e intriso di fini profumi che sembrano aprirsi per lasciarsi gustare.

La sua particolarità è che ogni fase della produzione e della presentazione è legata al numero sei: la parola roku, infatti, significa proprio 6. Sei sono le botaniche utilizzate, sei i lati della bottiglia in cui viene confezionato. Oltre all’immancabile ginepro e agli aromi solitamente utilizzati per accompagnarlo – cardamomo o bucce d’arancia – troviamo altre quattro botaniche tipiche dell’arcipelago: foglia e fiori di ciliegio in rappresentanza della primavera, tè verde pregiato per rappresentare l’estate, pepe sansho come ambasciatore autunnale e infine lo yuzu, frutto tipicamente invernale. La cura certosina nella produzione, come sempre accade in Giappone, è in grado di creare una bevanda che racchiude in sé lo svolgersi delle stagioni e presentarlo in un distillato delicato come l’hanami che tanto affascina noi occidentali.

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Ispirazioni poetiche… e non solo!

Oltre al già menzionato Carducci, il gin ha ispirato cantautori di fama mondiale, come Tom Waits, che ha inserito la canzone Gin soaked boy nel suo album capolavoro Sowrdfishtrombones. Per non parlare poi della storica etichetta a francobollo del Monkey 47 Schwarzwald, che ritrae la mascotte della casa produttrice: una scimmietta tratta in salvo dallo zoo di Berlino nella primavera del ’45 che stringe tra le braccia una bottiglia di gin.

Quando si tratta gin, storia e storie si fondono in un alone che sa quasi di leggenda. Del resto, essendo una bevanda nata da un vero e proprio giro del mondo, non c’è da stupirsi.

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